Escher e Scanno: il legame tra arte e paesaggi senza tempo

Maurits Cornelis Escher, uno degli incisori e artisti grafici più celebri del Novecento, è conosciuto in tutto il mondo per le sue architetture impossibili, le illusioni ottiche e le composizioni geometriche che sfidano la percezione. Tuttavia, prima di diventare il maestro delle dimensioni paradossali, Escher fu un grande osservatore di paesaggi reali, e tra i luoghi che lo colpirono maggiormente durante la sua permanenza in Italia c’è proprio l’Abruzzo, con un’attenzione speciale al borgo di Scanno.

Il soggiorno italiano e le esplorazioni in Abruzzo

Nel 1922 Escher si trasferì in Italia e, dopo un periodo in Toscana e sulla Costiera Amalfitana, si stabilì a Roma, dove visse fino al 1935. In quegli anni prese l’abitudine di trascorrere le estati viaggiando nell’entroterra dell’Italia centro-meridionale. Quelli di Escher non erano viaggi di lusso, ma autentiche esplorazioni: si muoveva spesso a dorso d’asino, pernottava all’aperto e si cibava di ciò che riusciva a reperire lungo il cammino.

Abituato ai paesaggi piatti e ordinati dei Paesi Bassi, rimase affascinato dalle gole profonde, dalle vallate incastonate tra le montagne e dai villaggi che sembravano sfidare la gravità, abbarbicati sulle rocce. Questo incanto lo spinse a progettare un volume illustrato interamente dedicato all’Abruzzo, che purtroppo non vide mai la luce, ma di cui restano 28 straordinarie incisioni.

Escher a Scanno: l’incisione che ha attraversato il tempo

Tra i luoghi che Escher immortalò nelle sue opere, Scanno occupa una posizione privilegiata. La sua litografia dedicata al borgo ritrae Vico Ciorla, uno scorcio caratterizzato da una scalinata in discesa, contrapposta alle gradinate che salgono verso le case. Due donne vestite con gli abiti tradizionali lavorano al tombolo, simbolo dell’antica arte tessile scannese, mentre sullo sfondo si staglia un monte ricoperto di alberi.

Quello scorcio, sorprendentemente, è rimasto pressoché invariato fino a oggi, e una riproduzione dell’opera è esposta proprio nel vicolo che lo ispirò. Passeggiando tra quelle stesse scalinate, si può ancora percepire la stessa atmosfera che catturò l’occhio di Escher: un intreccio di geometrie spontanee e vita quotidiana.

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I borghi abruzzesi nelle incisioni di Escher

Scanno non fu l’unico borgo abruzzese a conquistare Escher. Le sue escursioni lo portarono anche a Anversa degli Abruzzi, Castrovalva, Pettorano sul Gizio, Fara San Martino, Alfedena, Opi e molti altri borghi, in gran parte nell’area dell’attuale Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Ogni incisione rappresentava per lui non solo una veduta, ma una riflessione sul rapporto tra spazio, forma e ordine.

A Castrovalva realizzò una delle sue opere più note, in cui i tornanti del sentiero di montagna e la ripida pendenza dell’abitato si fondono in una composizione sospesa tra realtà e immaginazione. Oggi, l’ultimo tornante prima di entrare in paese è dedicato proprio a lui: il Girone Escher, da cui si ammira la stessa prospettiva immortalata nella sua litografia.

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L’influenza dell’Abruzzo sulla sua arte

Questi viaggi abruzzesi rappresentano una fase fondamentale della produzione di Escher, quella paesaggistica, in cui la realtà era ancora al centro, ma già si intravedevano gli elementi che avrebbero caratterizzato la sua opera successiva: le prospettive insolite, il gioco tra piani inclinati, l’attenzione per la disposizione geometrica degli spazi.

In una delle sue riflessioni, l’artista dichiarò:
«Nelle mie incisioni cerco di provare che viviamo in un mondo bello e ordinato e non in un caos senza norme, anche se talvolta sembra sia così.»
Questa tensione tra ordine e meraviglia traspare anche nei paesaggi abruzzesi: non sono semplici riproduzioni fedeli, ma interpretazioni poetiche che combinano fedeltà architettonica e visione interiore.

Un patrimonio da riscoprire

Oggi, il legame tra Escher e l’Abruzzo è celebrato in vari modi: itinerari turistici, mostre temporanee, riproduzioni artistiche nei borghi che lo ospitarono. Scanno, in particolare, è diventato un punto di riferimento per chi desidera riscoprire questi luoghi attraverso lo sguardo dell’artista olandese. Passeggiare per le sue stradine, visitare i luoghi che lui immortalò e confrontare la realtà con le incisioni del passato è un’esperienza unica.

Escher lasciò l’Italia nel 1935, ma portò con sé il ricordo indelebile dell’Abruzzo. Anche nelle sue opere successive, più astratte e geometriche, si possono ritrovare echi di quelle montagne e di quei vicoli, come se i paesaggi abruzzesi avessero rappresentato per lui una sorta di matrice creativa.

Conclusione

Il rapporto tra Escher e l’Abruzzo è la testimonianza di come questa terra sappia ispirare artisti di ogni epoca. Le incisioni realizzate nei primi anni ’30 non sono solo preziose opere d’arte, ma finestre aperte su un Abruzzo che resiste al tempo, con le sue architetture intatte e i suoi paesaggi che ancora oggi emozionano viaggiatori e amanti dell’arte.

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